La Pace di Papa Francesco

Pubblicato giorno 5 febbraio 2019 - Formazione, impegno civile

papa e imam
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Nel linguaggio di tutti i giorni usiamo il termine “pace” per dire “assenza di conflitto”. I popoli sono in pace quando non si fanno la guerra e due persone sono in pace quando non si azzuffano. Ma se io sfrutto un lavoratore non riconoscendogli i suoi diritti, è sufficiente non litigare con lui per dire che sono in pace? E se un Paese tiene un altro Paese in uno stato di subordinazione politica o economica, possiamo dire che sono in pace fra di loro sol perché non si prendono a cannonate?

Non esiste pace senza giustizia.

Consideriamo ora il caso di un rapporto in cui non ci sia né conflitto né sfruttamento (tra individui o popoli): possiamo dire che regni la pace se il rapporto si fonda sull’indifferenza? Se a me non interessa niente di te, dei tuoi problemi, dei tuoi bisogni, della tua sofferenza, posso dire di essere in pace con te sol perché non litighiamo?

Non esiste pace senza solidarietà.

Non c’è bisogno di ulteriori esemplificazioni per capire che non c’è pace senza libertà, senza uguaglianza, senza rispetto per la dignità dell’uomo, maschio o femmina, autoctono o immigrato, cristiano o musulmano o buddista o di qualunque altra religione o ateo.

Il discorso sulla pace (il cinquantaduesimo) di Papa Francesco si fonda sulla parola di Dio e, rifuggendo da ogni astrattezza e retorica, si attualizza parlando all’uomo di oggi per indicargli il cammino da intraprendere e gli ostacoli da superare per trovare e dare pace.

Gesù – dice il Papa – esortava i suoi discepoli inviati in missione a dire “Pace in questa casa”, ogni volta che venivano accolti. “Casa” per Francesco non è solo la famiglia, ma ogni comunità, Paese e continente, ogni persona. Casa è il pianeta dove viviamo e di cui dobbiamo prenderci cura.

Oltre ad avere una dimensione individuale, la pace ha anche una dimensione comunitaria, riguarda ogni società nella sua interezza e i rapporti fra i popoli, per cui la sua realizzazione passa anche attraverso la politica. Ma solo la buona politica – dice il Papa – è veicolo di pace, cioè solo la politica che si fonda sul rispetto della vita, della libertà e della dignità delle persone. Solo la politica che mira ad unire e non a dividere, che è servizio e non mero esercizio del potere.

Oltre alla corruzione, i vizi della politica che Francesco evidenzia sono: «La negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della “ragion di Stato”, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della Terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in ragione del profitto immediato, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio».

Dopo aver ribadito che la pace non può ridursi all’equilibrio delle forze che si fronteggiano e fondarsi solo sulla paura, il Papa si sofferma senza reticenze sul problema che sta creando forti tensioni in Europa e nel mondo intero, dicendo fra l’altro che: «Non sono sostenibili i discorsi politici che tendono ad accusare i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza».

In questo nostro mondo dove si costruiscono muri, dove si tende a chiudersi per paura ed egoismo, dove si spendono per armamenti cifre colossali con cui si potrebbe eliminare la povertà nel mondo intero, le parole di Francesco sono un invito alla speranza, alla fraternità, alla conversione dei cuori.

Pace con se stessi, pace con gli altri, pace col mondo.

Piero Riccobono

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