Un battesimo particolare

Pubblicato giorno 12 novembre 2017 - comunità, impegno civile

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Mercoledì 8 novembre scorso, la nostra comunità ha vissuto un grande momento di festa i cui protagonisti sono stati l’integrazione e la gioia. Dieci bambini nigeriani, ospiti con le loro mamme presso un centro accoglienza di Montelepre, hanno ricevuto il sacramento del battesimo e alcune persone della nostra comunità li hanno accompagnati divenendo i loro padrini. (fotogallery)

Il rito del battesimo si è svolto presso la nostra Chiesa Madre di Capaci in lingua inglese per dare alle mamme di questi bambini la possibilità di comprendere appieno e senza difficoltà l’importanza di quello che stavano chiedendo alla Chiesa per i loro piccoli. La gioia è proseguita poi per tutta la comunità, nella Sala della macine, messaci gentilmente a disposizione dal Comune, dove, fra balli e canti, le mamme ci hanno insegnato non solo la loro musica, ma anche l’arte di sorridere nonostante tutte le difficoltà che la vita ha posto sul loro percorso.

Abbiamo conosciuto i bambini e le loro, spesso molto giovani, mamme decidendo di incontrare la comunità di Montelepre presso cui sono state accolte giungendo in Italia dalla Nigeria. Abbiamo ascoltato le loro storie e abbiamo deciso di non rimanere chiusi all’interno dello spazio sicuro e conosciuto della nostra parrocchia, ma di andare oltre, di spostarci, di muoverci fisicamente e mentalmente per conoscere una realtà diversa dalla nostra. Troppe volte le vicende di uomini, bambine e donne profughi giungono a noi solo attraverso la mediazione dei mezzi di comunicazione: l’esperienza fatta ci ha consentito un approccio diverso e diretto a questo mondo e al fenomeno drammatico delle migrazioni. Questa esperienza, si è incastrata come un pezzo di un

puzzle con tutte le altre esperienze comunitarie vissute, ma con una sorta di valore aggiunto, perché ci ha fatto capire l’importanza di vivere la nostra fede anche fuori dalle mura della chiesa, fuori anche dalle usuali situazioni di disagio sociale che ci troviamo spesso ad affrontare come Chiesa.

È stato importante soffermarsi a pensare al lungo viaggio che queste donne, queste persone, devono affrontare nella speranza di un posto migliore, ai pregiudizi nei loro confronti che devono tollerare e che la nostra comunità, anche con questi piccoli gesti, vorrebbe cancellare del tutto per vivere in un mondo di armonia e pace, un mondo in cui noi, che spesso siamo dei privilegiati, usciamo dalle nostre zone di comfort, dai nostri retaggi culturali, dai luoghi comuni per aprirci ad un mondo pieno di colore e luce. I bambini (i cui nomi sono Ogwu, Sochima, Chizitere, Oyakhilome Emmanuel, Amenaghaijoa Samuel, Inigboye, Testimony, Francis, Obi, Miracle, James, Serafina, Sibete, Happiness, Okubor, Chiara, Dele, Mohammed, Martino, Emmanuel, Godwin) sono solo alcuni delle migliaia di bambini nei centri di accoglienza. Essi e le loro mamme sono stati costretti ad allontanarsi dalla loro terra, dalla loro casa ed è nostro compito, non solo da cristiani, ma anche da cittadini, farli sentire meno soli e protetti da un comunità che si è arricchita spiritualmente, anche grazie a loro.

Lucia Caddeu

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